Archivio di febbraio 2010

2010
23
febbraio

I criteri e i principi della Formazione in Apprendistato

Il contratto di apprendistato è uno speciale rapporto di lavoro a “causa mista” ovvero prevede l’alternanza lavoro-formazione.  L’impegno formativo  “formale”, interno o esterno all’ìazienda è fissato di almeno 120 ore per anno.

Per   FORMAZIONE FORMALE  si intende:

  •  la formazione interna, o più spesso esterna all’azienda, che si realizza invece in modo organizzato e strutturato (ad esempio con lezioni d’aula, presenza di testimoni, formazione a distanza, ecc.) ed ha la funzione di garantire al lavoratore l’acquisizione di competenze trasversali e tecnico-professionali.

  Per FORMAZIONE ESTERNA si intende:

  • la formazione informale interna all’azienda, che si realizza durante lo svolgimento delle normali attività lavorative mediante l’affiancamento dell’apprendista da parte di un lavoratore esperto che ha il compito di trasferirgli le conoscenze e le competenze necessarie, seguire e controllare l’iter formativo, favorire  l’ integrazione tra l’apprendimento sul lavoro e la formazione formale

 L’apprendistato rappresenta una occasione di crescita per i giovani, ai quali è offerta la possibilità di entrare nel mondo del lavoro con un contratto che permette loro di potenziare ed approfondire le proprie competenze e quindi di migliorare le prestazioni lavorative, ed è un’opportunità per le aziende, che al termine del percorso possono avere a disposizione professionalità più preparate riguardo ai processi produttivi ed organizzativi, e durante l’apprendistato possono fruire degli sgravi contributivi previsti dalla normativa.

2010
19
febbraio

Un progetto di nome Alfatraining

Tutto è iniziato nel 2007… e precisamente il 14 Febbraio, mentre tutto si vestiva di rosso e la città era addobbata con cuori e i ristoranti si preparavano a ricevere gli innamorati…. negli uffici di LEN arrivavano centinaia di telefonate di cittadini incuriositi dalla pubblicità  uscita sulla Gazzetta di Parma, che annunciava l’avvio di 35 corsi di alfabetizzazione informatica gratuiti e rivolti in particolare ai cittadini over 50, cosi definiti “anziani vitali”.

over 50

L’obiettivo del progetto Alfatraining, è quello di alfabetizzare i cittadini in modo da metterli in grado di poter usare i servizi più importanti che Internet offre.

Così sono state predisposte  aule, docenti e risorse informatiche per ospitare corsi gratuiti e far entrare tutti nel mondo di Internet con un semplice click.

Promotore del progetto è il Comune di Parma e l’Assessorato all’Innovazione Tecnologica Urbana, in collaborazione con l’Assessorato ai Servizi Sociali e l’Assessorato ai Servizi educativi.

Il Gruppo LEN si è occupato del progetto a 360°, dalla fase di promozione all’organizzazione dei corsi senza dimenticare la raccolta delle iscrizioni!!!

Cos’ha Alfatraining che gli altri corsi di informatica non hanno?

I corsi Alfa non richiedono nessuna preparazione, nessuna selezione, nessun livello dell’aula, permettono  a tutti di “scendere in campo”, di non provare imbarazzo se è la prima volta che ci si trova di fronte ad un computer, di non vergognarsi se per accenderlo alzano la tastiera o se si domandano cos’è quel “topolino” con una lunga coda.

Alfatraining è questo: semplicità di linguaggio, curiosità, motivazione, desiderio di imparare a comunicare con la figlia trasferita all’estero, essere stanchi di fare la fila alla stazione per fare il biglietto, capire come fare la spesa senza uscire di casa e imparare a scrivere al nipotino o all’amico del circolo.

E inoltre si differenzia dagli altri corsi perché non impone una sede magari lontana o scomoda, ma offre la scelta in 6 differenti quartieri della città, che nel 2009 sono raddoppiati.

Questa iniziativa ha riscosso talmente successo che la raccolta delle iscrizioni non si è mai interrotta e terminata la prima edizione, che ha coinvolto circa 400 cittadini, altrettanti telefonavano per sapere se ci sarebbe stata ancora disponibilità e gli “ex alunni”, entusiasti dell’iniziativa manifestavano l’esigenza di voler approfondire, chiedendo di poterlo ripetere oppure se esisteva un “Alfa 2”.

 Ed è così che nel 2008, si prosegue con la Seconda Edizione del Progetto, esaudendo il desiderio di tutti coloro che erano rimasti nelle liste di attesa, per poi continuare con la Terza nel 2009.

E nel 2010???

L’avventura continua anche quest’anno, e come tutte le belle esperienze che si ripetono, porta con sé alcune novità!!!

Al prossimo post per scoprire quali, dove, come e quando!!!! 

2010
19
febbraio

Contributo per la disoccupazione involontaria: una spesa obbligata, come usarla per la formazione?

L’avere dipendenti comporta delle spese fisse per le aziende, noi lo sappiamo bene, ma spesso i datori di lavoro non sono a conoscenza delle opportunità che tali spese possono offrire.
Consideriamo, ad esempio, i contributi che ogni azienda deve obbligatoriamente versare all’INPS per ciascun dipendente. In questi contributi è inclusa l’assicurazione contro un’eventuale disoccupazione, costituita dall’1,61% dello stipendio lordo di ogni dipendente (con poche eccezioni).
Dato che sono cifre che dobbiamo spendere, perché non ottimizzarle a vantaggio dell’azienda? Ecco allora che ci viene in aiuto la legge 388 del 2000 (art.118), che consente alle imprese di destinare lo 0,30% del contributo obbligatorio per la disoccupazione involontaria alla formazione dei propri dipendenti.
Come funziona? Le aziende  possono aderire ad uno (o due, se tra i dipendenti vi sono anche dei dirigenti) dei diciotto Fondi Paritetici Interprofessionali. Da quel momento l’azienda trasferisce lo 0.30%  del contributo obbligatorio per la disoccupazione involontaria dall’INPS al Fondo, e può iniziare a richiedere finanziamenti per la formazione dei propri dipendenti.Qual’è il vantaggio concreto? Io, azienda, posso autofinanziare la formazione professionale dei miei dipendenti senza spendere nulla, anzi mettendo a frutto cifre che avrei dovuto comunque versare all’INPS. Inoltre le medie, piccole e micro imprese, il cui 0,30% costituisce cifre modeste, hanno l’opportunità di accedere a finanziamenti sostanziosi, che non dipendono direttamente dalla quantità di contributi versati.Sembra difficile?  E’ sufficiente contattare la dott.ssa Silvia Ghiretti (silvia.ghiretti@gruppolen.it) o il dott. Marco Dalcielo (marco.dalcielo@gruppolen.it), vi consiglieranno la scelta del Fondo più adatto alle vostre esigenze, e vi assisteranno nella richiesta di adesione.
Come funziona? Le aziende  possono aderire ad uno (o due, se tra i dipendenti vi sono anche dei dirigenti) dei diciotto Fondi Paritetici Interprofessionali. Da quel momento l’azienda trasferisce lo 0.30%  del contributo obbligatorio per la disoccupazione involontaria dall’INPS al Fondo, e può iniziare a richiedere finanziamenti per la formazione dei propri dipendenti.
Qual’è il vantaggio concreto? Io, azienda, posso autofinanziare la formazione professionale dei miei dipendenti senza spendere nulla, anzi mettendo a frutto cifre che avrei dovuto comunque versare all’INPS. Inoltre le medie, piccole e micro imprese, il cui 0,30% costituisce cifre modeste, hanno l’opportunità di accedere a finanziamenti sostanziosi, che non dipendono direttamente dalla quantità di contributi versati.
Sembra difficile?  E’ sufficiente contattare la dott.ssa Silvia Ghiretti (silvia.ghiretti@gruppolen.it) o il dott. Marco Dalcielo (marco.dalcielo@gruppolen.it), vi consiglieranno la scelta del Fondo più adatto alle vostre esigenze, e vi assisteranno nella richiesta di adesione.

L’avere dipendenti comporta delle spese fisse per le aziende, noi lo sappiamo bene, ma spesso i datori di lavoro non sono a conoscenza delle opportunità che tali spese possono offrire.

Consideriamo, ad esempio, i contributi che ogni azienda deve obbligatoriamente versare all’INPS per ciascun dipendente. In questi contributi è inclusa l’assicurazione contro un’eventuale disoccupazione, costituita dall’1,61% dello stipendio lordo di ogni dipendente (con poche eccezioni).

Dato che sono cifre che dobbiamo spendere, perché non ottimizzarle a vantaggio dell’azienda? Ecco allora che ci viene in aiuto la legge 388 del 2000 (art.118), che consente alle imprese di destinare lo 0,30% del contributo obbligatorio per la disoccupazione involontaria alla formazione dei propri dipendenti.

Come funziona? Le aziende  possono aderire ad uno (o due, se tra i dipendenti vi sono anche dei dirigenti) dei diciotto Fondi Paritetici Interprofessionali. Da quel momento l’azienda trasferisce lo 0.30%  del contributo obbligatorio per la disoccupazione involontaria dall’INPS al Fondo, e può iniziare a richiedere finanziamenti per la formazione dei propri dipendenti.

Qual’è il vantaggio concreto? Io, azienda, posso autofinanziare la formazione professionale dei miei dipendenti senza spendere nulla, anzi mettendo a frutto cifre che avrei dovuto comunque versare all’INPS. Inoltre le medie, piccole e micro imprese, il cui 0,30% costituisce cifre modeste, hanno l’opportunità di accedere a finanziamenti sostanziosi, che non dipendono direttamente dalla quantità di contributi versati.

Sembra difficile?  E’ sufficiente contattare la dott.ssa Silvia Ghiretti (silvia.ghiretti@gruppolen.it) o il dott. Marco Dalcielo (marco.dalcielo@gruppolen.it), vi consiglieranno la scelta del Fondo più adatto alle vostre esigenze, e vi assisteranno nella richiesta di adesione.

2010
19
febbraio

Brescello e LEN “gemellati”

Alcuni mesi or sono, abbiamo avuto la possibilità di incontrare Andrea Setti, Vice Sindaco di Brescello con delega al turismo. Come accade solitamente nel Mondo Piccolo, il nostro è stato un incontro informale, tra persone della Bassa. Il nocciolo del problema era questo: ” Marco”, mi disse Andrea,” dobbiamo assolutamente organizzare il turismo qui a Brescello”. Si, perché Brescello, il paese di Don Camillo e Peppone, il piccolo paese della Bassa reggiana ancora circondato da campi arati e pioppeti e nebbie, a un tiro di schioppo dal Po, un paese sostanzialmente invariato da come si presentava ai tempi dei famosi film, è noto in tutto il mondo. Dico: in tutto il mondo. E molti sono i turisti che vi giungono in visita, dall’Italia e dall’estero.
Ecco che la fondazione “Paese di Don Camillo e Peppone”, voluta dal consiglio comunale di Brescello per gestire il turismo, ha deciso di creare un portale dedicato ad esso. LEN ha ricevuto l’incarico di realizzare questo portale. Da oggi inizia quindi la nostra fantastica avventura nel mondo di Don Camillo, Peppone e Brescello.

2010
18
febbraio

Buone notizie: 2,5 miliardi per la formazione nel 2010!

Nella serata di ieri, 17 febbraio, è stato raggiunto un accordo tra il ministero del Lavoro, Regioni e parti sociali sulle linee guida per la formazione nel 2010, dopo un confronto durato circa 2 mesi. Si tratta di un accordo che prevede la realizzazione di nuove linee guida, rivolte a disoccupati, inoccupati, lavoratori in mobilità e cassa integrazione sul tema della formazione.
Nello specifico, il testo sottoscritto a Palazzo Chigi prevede i seguenti punti:
- uno stanziamento di 2,5 milioni di euro per il 2010 (derivanti dal Fondo sociale europeo, dai Fondi interprofessionali e dal Fondo rotazione e alimentato anche con il contributo dello 0,30% sulle retribuzioni), con cui valorizzare la preparazione professionale degli inoccupati, dei disoccupati, dei lavoratori in mobilità e dei cassaintegrati;
- la valorizzazione della formazione degli adulti tramite la possibilità di fare accordi di formazione-lavoro per il rientro anticipato dei lavoratori soggetti a procedure di mobilità;
- la promozione della formazione secondo il metodo di apprendimento «per competenze»  e non «per discipline separate», tipico dell’approccio scolastico;
- il rilancio dei contratti di apprendistato e per gli over 50, i giovani e le donne, la possibilità di avere dei contratti di inserimento, con agevolazioni per il datore di lavoro che assume;
- le competenze dei lavoratori saranno registrate in un “libretto formativo” al fine di documentare il curriculum formativo e le capacità acquisite.
- il rilancio di una cabina di regia nazionale che avrà il compito di individuare, a livello territoriale e settoriale, la domanda e le competenze delle diverse figure professionali nei vari comparti produttivi. Su questi dati, poi, saranno orientate precisamente le risorse per la riqualificazione dei lavoratori fuori dal mercato.
Come vedete, buone notizie per la formazione in Italia nel 2010: non si finisce mai di imparare!!!

Nella serata di ieri, 17 febbraio, è stato raggiunto un accordo tra il ministero del Lavoro, Regioni e parti sociali sulle linee guida per la formazione nel 2010, dopo un confronto durato circa 2 mesi. Si tratta di un accordo che prevede la realizzazione di nuove linee guida, rivolte a disoccupati, inoccupati, lavoratori in mobilità e cassa integrazione sul tema della formazione.

Nello specifico, il testo sottoscritto a Palazzo Chigi prevede i seguenti punti:

- uno stanziamento di 2,5 milioni di euro per il 2010 (derivanti dal Fondo sociale europeo, dai Fondi interprofessionali e dal Fondo rotazione e alimentato anche con il contributo dello 0,30% sulle retribuzioni), con cui valorizzare la preparazione professionale degli inoccupati, dei disoccupati, dei lavoratori in mobilità e dei cassaintegrati;

- la valorizzazione della formazione degli adulti tramite la possibilità di fare accordi di formazione-lavoro per il rientro anticipato dei lavoratori soggetti a procedure di mobilità;

- la promozione della formazione secondo il metodo di apprendimento «per competenze» e non «per discipline separate», tipico dell’approccio scolastico;

- il rilancio dei contratti di apprendistato e per gli over 50, i giovani e le donne, la possibilità di avere dei contratti di inserimento, con agevolazioni per il datore di lavoro che assume;

- le competenze dei lavoratori saranno registrate in un “libretto formativo” al fine di documentare il curriculum formativo e le capacità acquisite.

- il rilancio di una cabina di regia nazionale che avrà il compito di individuare, a livello territoriale e settoriale, la domanda e le competenze delle diverse figure professionali nei vari comparti produttivi. Su questi dati, poi, saranno orientate precisamente le risorse per la riqualificazione dei lavoratori fuori dal mercato.

Come vedete, buone notizie per la formazione in Italia nel 2010: non si finisce mai di imparare!!!

Linee guida Formazione 2010

2010
15
febbraio

Che cos’è un Piano Formativo in un contratto di apprendistato?

Il contratto di apprendistato deve essere sempre accompagnato dal Piano Formativo Individuale (PFI), che definisce, per tutta la durata del contratto, il percorso formativo dell’apprendista. Nel piano formativo individuale vengono indicati: i dati relativi all’azienda e all’apprendista, i dati contrattuali, i dati del tutor, la descrizione generale del percorso formativo e il profilo formativo di riferimento.
Il Piano formativo individuale secondo la Legge Regionale n. 17 del 2005,  deve avere come esito una delle qualifiche del Sistema regionale delle qualifiche (SRQ), che potrà essere acquisita al termine del rapporto di lavoro sulla base degli esiti della formazione aziendale od extra-aziendale.
Il Piano formativo individuale – di cui è  responsabile il datore di lavoro – deve indicare pertanto la qualifica e un percorso formativo ad essa coerente, fermo restando che, in base alla durata del contratto e alle caratteristiche dell’apprendista, può prevedere anche il conseguimento di unità di competenza previste da una qualifica.

Il Piano formativo individuale viene compilato da :

• Il legale rappresentante dell’impresa.
• Un delegato responsabile.
• Il tutore aziendale dichiarato nella comunicazione di assunzione dell’apprendista.

Tuttavia, è bene che l’apprendista sia coinvolto nella compilazione e che sia consapevole del percorso che dovrà seguire e che conosca la qualifica e le competenze che acquisirà.

2010
12
febbraio

Di che certificazione sei??

La Regione Emilia-Romagna, in tema di formazione professionale, garantisce alle persone il riconoscimento trasparente delle competenze acquisite sia attraverso percorsi formativi sia nell’ambito di contesti lavorativi. Nello specifico la Regione, in attuazione della L.R. 12/03 http://demetra.regione.emilia-romagna.it/al/monitor.php?urn=er:assemblealegislativa:legge:2003;12 , ha previsto la definizione di una serie di dispositivi tesi a ridefinire il proprio sistema di qualifiche regionali, i relativi standard formativi e i criteri, le modalità e le procedure per il riconoscimento e la certificazione delle competenze.
L’esito di questi lavori, tuttora in corso di svolgimento, ha condotto all’elaborazione, da un lato, del Sistema Regionale delle Qualifiche – SRQ e, dall’altro, del Sistema Regionale di Formalizzazione e Certificazione delle Competenze – SRFC.
Il processo SRFC è applicabile a persone inserite in un percorso formativo che prevede in esito il rilascio di un documento di formalizzazione e certificazione e a persone con esperienza maturata in contesti lavorativi e/o informali e/o con attestazione conseguite in relazione a situazioni di apprendimento formali interessate ad ottenere un documento di formalizzazione e certificazione.
Nel caso di certificazione in seguito a un percorso formativo, al termine dello stesso viene rilasciato un documento attestante il corso seguito, che riconosce la frequenza e la partecipazione e che garantisce la certificazione delle competenze acquisite.
I vari percorsi possono avere esiti diversi.
Che differenza c’è tra le varie certificazioni?
- Il certificato di competenze è un documento in cui si certificano, dietro il superamento di un esame, capacità e conoscenze corrispondenti ad una o più Unità di Competenza (UC) relative ad una qualifica professionale del SRQ.
- Il certificato di qualifica professionale è un documento in cui si certificano, dietro superamento di un esame, capacità e conoscenze corrispondenti  a tutte le Unità di Competenze di una qualifica professionale del SRQ
- L’Attestato di frequenza è una dichiarazione scritta che certifica la presenza al percorso formativo, le ore di partecipazione e le materie trattate. Viene usato in percorsi relativi a  figure che non rientrano nel SRQ
E voi, di che certificazione siete?
Quando decidiamo di intraprendere un percorso formativo è importante conoscere quale sarà l’esito del percorso stesso: la certificazione è garanzia di serietà e di qualità della formazione seguita!
Buona formazione a tutti!

La Regione Emilia-Romagna, in tema di formazione professionale, garantisce alle persone il riconoscimento trasparente delle competenze acquisite sia attraverso percorsi formativi sia nell’ambito di contesti lavorativi. Nello specifico la Regione, in attuazione della L.R. 12/03 , ha previsto la definizione di una serie di dispositivi tesi a ridefinire il proprio sistema di qualifiche regionali, i relativi standard formativi e i criteri, le modalità e le procedure per il riconoscimento e la certificazione delle competenze.

L’esito di questi lavori, tuttora in corso di svolgimento, ha condotto all’elaborazione, da un lato, del Sistema Regionale delle Qualifiche – SRQ e, dall’altro, del Sistema Regionale di Formalizzazione e Certificazione delle Competenze – SRFC.

Il processo SRFC è applicabile a persone inserite in un percorso formativo che prevede in esito il rilascio di un documento di formalizzazione e certificazione e a persone con esperienza maturata in contesti lavorativi e/o informali e/o con attestazione conseguite in relazione a situazioni di apprendimento formali interessate ad ottenere un documento di formalizzazione e certificazione.

Nel caso di certificazione in seguito a un percorso formativo, al termine dello stesso viene rilasciato un documento attestante il corso seguito, che riconosce la frequenza e la partecipazione e che garantisce la certificazione delle competenze acquisite.

I vari percorsi possono avere esiti diversi.

Che differenza c’è tra le varie certificazioni?

- Il Certificato di competenze è un documento in cui si certificano, dietro il superamento di un esame, capacità e conoscenze corrispondenti ad una o più Unità di Competenza (UC) relative ad una qualifica professionale del SRQ.

- Il Certificato di qualifica professionale è un documento in cui si certificano, dietro superamento di un esame, capacità e conoscenze corrispondenti  a tutte le Unità di Competenze di una qualifica professionale del SRQ

- L’Attestato di frequenza è una dichiarazione scritta che certifica la presenza al percorso formativo, le ore di partecipazione e le materie trattate. Viene usato in percorsi relativi a  figure che non rientrano nel SRQ

E voi, di che certificazione siete?

Quando decidiamo di intraprendere un percorso formativo è importante conoscere quale sarà l’esito del percorso stesso: la certificazione è garanzia di serietà e di qualità della formazione seguita!

Buona formazione a tutti!

2010
12
febbraio

In arrivo i percorsi di Formazione Alta, Specialistica e Superiore…ma prima progettiamoli

Le aziende ricercano sempre più personale altamente qualificato e attualmente un diploma non è più sufficiente per rispondere alle esigenze del mondo aziendale che necessitano di  una preparazione teorica più specializzata, ma anche di competenze pratiche in grado di dimostrare di essere entrati in contatto con il contesto lavorativo inerente alla qualifica acquisita e al settore ricercato.

Questa esigenza manifestata dal mondo del lavoro, è ormai condivisa anche dai diretti interessati, ovvero da coloro che escono dai percorsi scolastici della scuola secondaria superiore e che cercano opportunità formative in grado di fornire Qualifiche riconosciute e una preparazione altamente specializzata.

La Regione Emilia Romagna viene incontro a queste esigenze, offrendo la possibilità di candidare percorsi di Istruzione e Formazione Tecnica e Superiore (IFTS), di Formazione Alta e Superiore.
Attualmente l’opportunità di presentare azioni formative di questo tipo è resa disponibile attraverso l’Invito in attuazione del Piano Triennale 2008-2010 dell’offerta di formazione Alta, Specialistica e Superiore.

Naturalmente è un’importante opportunità in grado di fornire competenze qualificate a giovani, adulti non occupati o occupati in possesso di un diploma di istruzione secondaria e superiore oppure in possesso di competenze acquisite in altri percorsi di formazione o esperienze di lavoro pregresse.

Una componente molto importante per la presentazione di questa tipologia di percorsi, è rappresentata dai partner che stipulano un Accordo con le iniziative che verranno presentate alla Regione.
Il ruolo di tale Accordo è fondamentale per consentire lo sviluppo di una rete di partenariato configurabile come polo formativo regionale, che può essere rappresentato da Università, Istituti Tecnici professionali Superiori e in particolare dal comparto aziendale, attraverso l’Accordo con Imprese operanti nel territorio locale e inerenti al settore di riferimento del progetto.

Cosa sono gli IFTS – quanto durano e a chi si rivolgono?

I percorsi IFTS sono di durata annuale, 800-1000 ore di cui il 30% – 40% di stage aziendale e consistono in attività di formazione tecnica superiore rivolta ad un minimo di 20 allievi, in grado di formare e specializzare figure professionali a livello post-secondario e di rilasciare un certificato di specializzazione tecnica superiore.
Cosa sono i percorsi di Formazione Superiore?
I percorsi di Formazione Superiore possono avere una durata di 300 ore di cui 20% – 40% di stage aziendale o di laboratorio, oppure di 500 ore di cui 30% – 40% di stage aziendale e si riferiscono al Sistema Regionale delle Qualifiche permettendo di acquisire un certificato di qualifica o di unità di competenze.
Questi percorsi sono rivolti a lavoratori adulti occupati o a rischio di espulsione dal mercato dal lavoro, ma anche a persone disoccupate o inoccupate.
Entro quando si possono presentare i piani formativi?
Per entrambe i percorsi si possono presentare i progetti attraverso gli Enti accreditati entro il 23/03/2010
Quali sono i tempi delle approvazioni dei progetti?
La graduatoria dei progetti viene comunicata entro 60 giorni dalla scadenza dei termini per la presentazione degli interventi.
Entro quando si possono avviare i percorsi?
Un volta approvate, le operazioni si possono avviare entro il 30 Novembre 2010.

Quest’opportunità si rivela fondamentale per l’intero territorio, in quanto garantisce la possibilità di fornire profili altamente qualificati, essendo percorsi formativi che occuperanno un lungo periodo di formazione ai partecipanti, durante il quale acquisiranno competenze tecniche e specifiche.

Invito Formazione Tecnica Superiore

2010
11
febbraio

Attività formativa agli apprendisti all’interno dell’Azienda

Confapi e le Confederazioni dei lavoratori Cgil, Cisl e Uil hanno sottoscritto, martedì 9 febbraio 2010, l’accordo interconfederale per l’apprendistato professionalizzante all’interno delle aziende.
L’accordo prevede, per le aziende che applicano i contratti di lavoro Confapi, lo svolgimento di attività formativa degli apprendisti all’interno dell’azienda, “riconoscendo le parti firmatarie, il ruolo educativo del processo lavorativo e del tutor aziendale”.
L’azienda formatrice certifica la qualifica dell’apprendista con il via libera dell’ente bilaterale, che controlla la correttezza e la qualità del piano formativo.
L’ente bilaterale collabora con l’impresa sia nell’attuazione del piano stesso che nella valutazione degli obbiettivi raggiunti.

 AccordoCONFAPI

2010
9
febbraio

Catalogo Verde: coltivare l’agricoltura in Emilia Romagna

Nella nostra Emilia Romagna le imprese si concentrano soprattutto nel campo del commercio, dei servizi e dell’industria. Il settore primario occupa solo il 4,4% della popolazione: la tendenza è netta, c’è una fuoriuscita di manodopera dal settore se nel 1999 gli occupati in agricoltura erano il 6,7%. Inoltre le imprese agricole sono essenzialmente di piccole e piccolissime dimensioni, caratteristica che ci parla di gestione familiare e di un management non sempre preparato ad affrontare l’innovazione e la globalizzazione, e non sempre propenso ad investire o ad indebitarsi per investire. Aggiungiamoci anche che i capi azienda hanno molto spesso una formazione che è di tipo esclusivamente pratico.
Per affrontare questa situazione, per permettere all’imprenditore agricolo di accrescere la propria professionalità e l’efficienza dell’azienda, cogliere nuove opportunità, usare nuovi strumenti,  è attivo dal 2008 il Catalogo Verde. E’ un elenco di proposte contrattuali per la fornitura di servizi di consulenza e formazione sui quali viene erogato, attraverso un bando della provincia, un contributo a parziale rimborso dei costi sostenuti (fino al 90% per la formazione, fino all’80% per la consulenza).

E’ quindi l’imprenditore, consapevole dei propri bisogni, che decide di che strumenti avvalersi. L’ultimo bando della Provincia di Parma ha messo a disposizione delle aziende agricole  411 mila euro. LEN è una delle società accreditate presso la Regione Emilia Romagna per la fornitura di questi servizi, in particolare ci occupiamo di tematiche quali “gestione, economia e finanza”,”marketing” ed “informatica”. Marco Dalcielo e Silvia Ghiretti sono le persone a cui rivolgersi per la consulenza su questo tema. Attenti, febbraio e marzo sono i mesi in cui la Provincia di Parma dovrebbe approvare i bandi!